L’amministratore di sostegno. Cos’è e perché non deve fare paura.

L’amministratore di sostegno è una figura istituita dalla nostra legislazione (L.6/2004) per rispondere, in modo più flessibile e appropriato rispetto alle precedenti, a condizioni di fragilità. Ci sono situazioni nella vita, infatti, in cui le persone non sono più in grado di provvedere ai propri interessi che siano economici, di salute o altro, del tutto o in parte, in modo e permanentemente oppure per un periodo limitato nel tempo.

Rispetto alle disposizioni dettate in materia di interdizione e inabilitazione, l’amministrazione di sostegno rispetta maggiormente la dignità di chi è anziano, soffre di una disabilità fisica o psichica o di dipendenza.  

La presenza di un giudice tutelare che convalida la richiesta di nomina a favore di qualcuno è la garanzia che venga sacrificata la capacità di agire in minor misura possibile. 

Il giudice, infatti, può autorizzare o non autorizzare le azioni che si chiede vengano svolte dall’amministratore di sostegno e non si tratta esclusivamente di questioni che riguardano la gestione del denaro. 

Pensa a tutti i bisogni sanitari che necessitano di risposte e cui una persona può non essere in grado di provvedere perché troppo fragile. Che fare se per attivare una terapia o un intervento c’è bisogno di un consenso informato e la persona interessata non è in grado di accordarlo? Chi si prende la responsabilità di non attivare una cura che potrebbe essere indispensabile per migliorare lo stato psicofisico?

Oltre a questo, l’amministratore di sostegno può aiutare la persona a esercitare i propri diritti in termini di richiesta del reddito di cittadinanza, per esempio, se ne sussistono i requisiti, della pensione di invalidità civile, dell’assegno di accompagnamento o della L.68/99 per le categorie protette. 

Non si tratta, dunque, di una tutela legata solo all’esercizio del denaro, ma è una garanzia che tutto ciò di cui una persona ha bisogno venga ricercato e gestito nella maniera più corretta e funzionale possibile al suo benessere. 

Chi ne beneficia, in ogni caso, conserva la capacità di agire per tutti quegli atti che non richiedono la necessaria rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore di sostegno. 

Quando è necessario chiedere la nomina di un amministratore di sostegno, occorre valutare chi presentare al giudice come destinatario della nomina. Solitamente è un familiare o il coniuge o comunque una persona vicina a chi ha bisogno di assistenza. A volte, invece, è preferibile che venga nominata una figura esterna al nucleo familiare. 

In svariate situazioni mi è capitato di entrare in contatto con storie familiari davvero complesse dove rapporti già disgregati impedivano alle persone di essere lucide e di occuparsi degli interessi chi era più fragile. 

In altre, le incombenze da portare avanti per la tutela della persona erano così numerose da richiedere l’intervento di un esterno, un avvocato per esempio. 

Anche la figura alternativa al familiare come nominare amministratore di sostegno può essere scelta dalla famiglia; oppure se ne può occupare il giudice tutelare attingendo da un elenco di avvocati che si sono resi disponibili. 

I compiti dell’amministratore di sostegno devono essere ben definiti e vengono indicati già nella richiesta fatta al giudice che prende il nome di ricorso. Può essere presentato dalla famiglia stessa (evento raro perché spesso chi non è addetto ai lavori non conosce l’iter e non sa come muoversi) oppure dai servizi sociali che hanno in carico la persona in condizione di fragilità. Allegare una relazione diventa essenziale per presentare al meglio la situazione e la motivazione della nomina.

Accade spesso perché gli operatori dei servizi hanno bisogno di creare una rete di protezione e tutela intorno a chi hanno in carico e soprattutto di avere un interlocutore che possa rappresentare il punto di vista della persona e compiere azioni a favore del suo percorso. 

Se non è facile pensare che qualcuno ci “rappresenti”, dall’altra è altrettanto importante capire quanto questo possa agevolare l’esistenza già tanto complicata in alcune situazioni. Ed è per questo che di fronte alla rabbia di chi mi dice che non vuole che qualcuno tocchi i suoi soldi rispondo che non si tratta solo di quello e di ragionare insieme a me all’effettiva capacità in quel momento di prendersi cura di sé in altri aspetti essenziali.

Sono consapevole, dunque, che le parole a volte fanno paura. Parli di Amministrazione di sostegno e le persone traducono  amministrare con controllare, dirigere, comandare. Eppure, sono suoi anche i sinonimi curare, gestire, sorvegliare il buon andamento che hanno sicuramente accezione più positiva. Senza dimenticare la parola sostegno, che rimanda all’idea di supporto e aiuto. 

L’amministratore di sostegno può non essere sempre. Può non essere per tutto. Ma è sempre una figura a supporto, rispettosa della persona e della sua dignità, che opera nell’interesse di chi è chiamato a tutelare.

Hai mai pensato di chiedere la nomina di un amministratore di sostegno? Hai bisogno di una dritta? Scrivimi o raccontami nei commenti la tua esperienza.

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